Immedisimazione nello spirito femminile

Introduzione

Opposto al destino mi pongo
Soffrendo di un’anima lesa
Palme reclinano fronde chiedendo perdono
Occhi non piegano più alle onde del tempo
Fui e scomparvi
Nei flutti di carni fugaci
Tra membra dissolte e mendaci
Lente danzando nell’anima persa
Risorsi, e mi osservo
adesso, nella linea curva
che all’orizzonte appartiene
Cuore che vive all’inizio del tempo.
Morir di vita e d’amore… si muore del non essere amati, si muore dell’amar senza– ritorno.
Del e nell’amore si vive, si vive solamente. E nel morir amando ed essendo amati, non v’é nemico neppure in colei che di nero ammantata cerca d’anime le messe, la falce in pugno…
Eros e Thanatos

Avevo con l’animo deposto sulle mie mani, il petto aperto come una valle sulla pianura incoscientemente donato tutta me stessa, e non era per disperazione che quella, maledetta e nera me l’ero già giocata qualche anno prima, e l’avevo abbandonata lì, sul ciglio della strada a bruciare lenta tra vecchi rovi e cartoni.
Era un presentimento di gioia inaspettata che m’avvolgeva dal primo giorno di quest’anno, che quelli prima senza colori e insipidi m’avevano lasciata col sapore del nulla in bocca. Ed era giunta codesta felicità inattesa, ed io non potevo creder alla mia pelle che fremeva, al cuore che palpitava, né credevo agli occhi, ai miei fianchi, al petto ad ogni minima parte del mio corpo che mi parlava con quel linguaggio sottile e forte che credevo aver dimenticato. Ma fu tutto inutile, che quel gettarmi a corpo morto in quella vertigine, mi conduceva verso un vuoto ancor più terribile.
Che l’animo ed il cuore adagiati sulle mani ed offerti precipitarono in un vortice dal quale tento disperata di uscire. Ho affidato alle parole questa vertigine dello spirito nel quale son caduta, così ho lasciato che mani amiche mi guidassero in codesto mondo di virtuale umanità. Ma, le parole sono ben poca cosa, se dietro ad esse governa il vuoto. In codesto vuoto dei sentimenti nel quale sono piombata allontano istintivamente qualsiasi mano amica tesa verso me. In me adesso solo paura:
E questo scrivere e sviscerarmi é come morire e rinascere.
Che in codesto gioco di tramonti e albe di parole
i versi sono la terra su cui appoggio i piedi le mani
sono la terra sulla quale distendo il mio corpo…
“Morire e rinascere…” Adesso il nulla si é impadronito anche delle parole, sicché il mio corpo non trova neppure conforto in esse. E verbi, nomi, aggettivi, congiunzioni, sono stilettate nel petto, lame che affondano in me profondamente. Che ferita squarciata nell’animo guardo attonita codesto scempio di me stessa che m’infliggo. Ma che fare adesso se io l’amo con un cuore che non è più mio?

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