Immedisimazione nello spirito femminile

Ultima

Venti volte già natale

Di vita venti circa anni ancora, così tanti?
Specifichiamo allora: inverni venti circa
venti circa primavere, così poche? circa
sole venti volte è già natale, venti andare
al mare? è così poco venti due decine sole
e mentre dici venti il vento ruba siamo a
diciannove, a nove – grandi speranze,
forsizie rami d’oro, disperazione e
resurrezione, venti, che paura entra
dentro la regione.

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Madre d’inverno (Mondadori, 2016)

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Distesa

distesa sul bagnasciuga della spiaggia sono conchiglia spezzata
in me non s’ode l’eco del mare o dei giorni che suonavano a festa

distesa gli occhi al cielo che m’osserva e conta nell’iride specchiato
infinite pietre di sale perdute e  delle sue curve distese m’investe

distesa a pregare con le parole annodate alla gola
che nel silenzio assoluto  il suo nome ha sillabe infinite

infinite come galassie e stelle incise nel mio sguardo
infinite come quel brivido che sembra trafiggere il cuore
ma che il cuore invocando anela.

21 luglio ’04

Filo sottile

E’ un filo sottile
d’acciaio e di seta,
son corpi scolpiti
di roccia e di creta.

E’ un attimo smarrito
semplice testimone d’infinito
sospiro di fuoco e di vento
vita raccolta è sospesa
fugace lasso d’un momento.

 

E’ adesso, è sempre.
Baleno di luce svelato e celato
che il cuore nel buio protegge

E’ battito dei sensi che freme.
E’ qui, adesso e sempre.

Il respiro del tempo

Il respiro del tempo

L’ansia del tuo nome nei miei polmoni
ed il respiro che s’affanna incerto balbuziente
incespica sulle tue vocali s’arresta sulle tue consonanti
consonanti morbide e taglienti come piume come lama.

Il respiro del tempo colora d’azzurro il tuo viso
come un monte lontano all’estremità dell’orizzonte
e tu fiume ora lento ora impetuoso saziavi la mia sete
sete del chiamarti piano in sussurrate sillabe.

Sillaba spezzata

Più che altro
ho lasciata indifesa la mia ingenuità
che alcune mi chiamano cucciolo
e cucciolo io sono.

Più che altro
ho tentato di nascondere l’uomo
che alcune mi chiamano ephrem
ed ephrem io sono.

A volte di rado
ho scoperto le mie carte bianche
che alcune mi chiamano Emi
Emi – come sillaba spezzata – io sono.

Più che altro
ho tentato di mostrarmi come sono
che in tante mi chiamano cucciolo
ma il mio nome è Emilio.

Più che altro
ho coperto e spezzato il dolore con i versi
che alcune hanno amato ephrem
ma il mio nome è Emilio.

Emi – come sillaba spezzata – io sono.

Le ali non bastano

Ali non bastano

per volare ci vuole cuore

ed il cuore 

scivola tra le mani

e le mani tremano

tremano di dolore.

Ali non bastano

per volare ci vuole amore

e l’amore

scivola tra le mani

e le mani fremono

di struggimento fremono.

Ho lasciato 

piume sul divano

bianche come panna

sul divano nero

nero d’eclissi.

Ho lasciato

tra gli scaffali

leggere parole e silenzi

che per volare

le ali non bastano.

Delirio

Delirio di fuga e fuggire da me
dalle mie emozioni e dai mille tormenti
fuggire volando da ogni dove.
Che ali eran il mio ed il tuo nome
eran ali i nostri nomi.
Fuggire volando da ogni dove
Portandomi appresso in segreta follia
il mio ed il tuo cuore…

Ecco i miei anni allineati

Ecco i miei anni allineati. Sono folate di vento
ecco i miei gesti come giochi dispersi nel tempo

ed il sapore di menta un’arancia rossa sbucciata
c’era una pineta dalle foglie azzurre il mare color notte.

Ecco i miei baci schierati, sono spruzzi d’acqua dolce
ecco le mie carezze disperse perdute dita smarrite

c’erano scogli bianchi come farina il mare color notte
lune di panna e vaniglia e profumo di ginestra e gelsomino.

Ecco le tue mani disegnano nubi nella mia mente
sconfinate parabole poi scompaiono. Eccolo il tuo nome
la tua voce il tuo sorriso gli occhi chiusi come in un sonno

ecco le tue parole che tornano senza la tua bocca le tue labbra
tornano decomposte in sillabe di piombo
come fronde di cartapesta fiori di rame
e lune in un barattolo di latta

ecco le parole senza storia una matita di stoffa
un disegno che traccia silenzi come punteggiature
come spine e lame ed io sono carne
sono rivolta sono impaziente attesa
ecco le gioie a perdere

eccola la tua assenza.

Perduto amore

Perduto amore la bocca muore
sulle labbra del tempo sulle ciglia d’un sogno
infine vento, vento che separa, vento che riunisce
cio’ che é come un oceano immenso lontano
che trascina in vortici caldi i ricordi.

Che ho una profonda malinconia nell’animo
e nel cuore e tu sai delicatamente coglierla
come se fossi in me tu sai descriverla

L’altra notte

L’altra notte ti ho sognato
senza terra sotto i piedi
ti ho sognato
senza scarpe ne camicia
ti ho sognato

ma ali sulle dita che mi sfioravano
e pochi spiccioli di tempo tra le mani
così ti ho sognato
quasi povera di parole
sprovveduta e incredula
che la tua voce giungesse
come le foglie sfrondate
umide di terra bagnata.

L’altra notte ti ho sognato
senza cielo su di noi
ti ho sognato
che il cielo era nel cuore
e il cuore terra fertile

e mare oceano in noi sul tuo corpo
le onde come fionda dell’anima
così ti ho sognato
quasi superba nel silenzio
sicura temeraria e folle
che gli occhi scomponevano
come gemme senza tempo
le mie emozioni candide

Così ti ho sognato
nuda avida e sincera
inappagata e di brama illusa
ed inane nel sonno
come folle sognando
ti cercherò ancora.